Allarme ‘Ndrangheta Confiscata quota del boss in società di Anghiari Intestata al figlio ventenne

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Allarme ‘Ndrangheta Confiscata quota del boss in società di Anghiari Intestata al figlio ventenne

Le indagini della Polizia di Siderno

Nel mirino la famiglia Barranca. In passato la sigla ha gestito un hotel ora passato di mano. I nuovi gestori: non c’entriamo


Arezzo, 29 dicembre 2011 – Beni per un valore di un milione di euro, fra cui alcune quote di una società di Anghiari, la Oliver Gest,  sono stati confiscati da personale del Commissariato della Polizia di Stato di Siderno. I beni sono riconducibili, per l’accusa, a Vittorio Barranca, attualmente detenuto, ritenuto un elemento di spicco delle cosche della ‘ndrangheta di Caulonia, al quale e’ stato notificato un provvedimento di sorveglianza speciale per tre anni.

La quota riconducibile al boss della Oliver Gest era intestata al figlio Nicola, appena 22 anni. Secondo le indiscrezioni, si tratterebbe di una partecipazione di minoranza, che dunque non dava diritto alla gestione dell’albergo fino a qualche tempo controllato dalla società, l’Hotel Oliver, situato ai piedi della collina di Anghiari. Da giugno è subentrata una nuova società i cui responsabili spiegano di non avere mai avuto rapporti con la Oliver Gest e che anzi non sapevano neppure che esistesse.

La Oliver Gest risulta ubicata in via della Battaglia 16, allo stesso indiritto della struttura ricettiva, ma adesso non avrebbe più rapporto con essa. La richiesta di confisca risale al 2009 e dunque a un periodo molto precedente, quando la quota del boss aveva ancora un valore. E’ probabile che allora Barranca abbia provato a reinvestire nell’aretino, zona tranqulla, i proventi delle sue attività calabresi.

Tra gli altri beni confiscati figurano un villino a Siderno intestato alla moglie di Barranca, Maria Curciarello; la societa’ ”Allen Caffe”’ di cui e’ socio accomandatario la donna; la societa’ ”Mimosa Fiori” di cui e’ socio il figlio di Barranca, Nicola;  La societa’ ”Alen Cafe” era invece parzialmente intestata alla figlia di Barranca, Alessandra.  Vittorio Barranca era stato sottoposto a fermo, poi trasformato in un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, il 10 luglio 2010 dalla Dda di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione Crimine, condotta tra Calabria e Lombardia con l’arresto di oltre 300 persone.

L’uomo e’ ritenuto elemento di vertice del ”locale” di Caulonia. A distanza di alcuni mesi dall’esecuzione del fermo, il 20 ottobre 2010, il questore di Reggio Calabria Carmelo Casabona, ha presentato proposta di sequestro beni a carico di alcune delle persone coinvolte nell’operazione Crimine, tra le quali lo stesso Barranca. Il Tribunale-Sezione misure di prevenzione di Reggio Calabria, il 10 novembre 2010 ha emesso un decreto di sequestro beni valutati, complessivamente, oltre 200 milioni di euro.

Con il provvedimento eseguito oggi, il Tribunale, accogliendo le richieste del Questore, ha riconosciuto, secondo gli investigatori, la pericolosita’ sociale di Barranca e la sproporzione tra redditi dichiarati e beni di cui aveva la disponibilita’.