La consulta boccia il Lodo e Berlusconi attacca il colle.

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La consulta boccia il Lodo e Berlusconi attacca il colle.

Una sentenza “politica” da parte di una Consulta prevalentemente orientata a sinistra. Il centrodestra, da Silvio Berlusconi in giù, legge così la bocciatura del lodo Alfano da parte della Corte costituzionale. Ma Fini si smarca:”Rispetto la sentenza”. Il premier assicura che il governo resterà in carica per l’intera legislatura. L’IdV chiede le dimissioni di Berlusconi. Il Pd difende la Corte e la sentenza che “non è politica”, nonché il capo dello Stato, e sottolinea che dal pronunciamento della Consulta non derivano le dimissioni del governo, che devono avvenire in Parlamento su questioni politiche

 

 

Il Lodo Alfano è illegittimo: la Camera di consiglio dei giudici costituzionali, dopo il secondo giorno di riunione, ha stabilito che la legge che sospende i processi per le più alte cariche dello Stato viola la Costituzione negli articoli 3 – che prevede il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge – e l’articolo 138, che impone l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria in casi di questo tipo. “La Corte costituzionale – si legge in un comunicato diffuso dal Palazzo della Consulta -, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del Gip del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal Gip del Tribunale di Roma”.

Secondo a quanto si apprende da ambienti del Quirinale, il presidente della Repubblica avrebbe accolto la decisione della Consulta con “rispetto”, sottolineando come il giudizio sulla costituzionalità delle leggi “spetta soltanto alla Corte Costituzionale”.
Non così Slvio Berlusconi. La giornata più delicata della legislatura inizia pochi minuti dopo le 18 a palazzo Grazioli dove il prmier insieme a Umberto Bossi, Angelino Alfano, Paolo Bonaiuti, capigruppo e fedelissimi apprende la notizia della bocciatura da parte della Consulta del lodo Alfano. E dal “quartier generale” del premier l’ordine di scuderia è uno solo: si tratta di una sentenza politica, il governo resta al suo posto. Lo dice Bonaiuti per primo, poi seguono tutti i dirigenti del Pdl e quindi è lo stesso Berlusconi a rilasciare ai giornalisti dichiarazioni che preludono ad uno scontro istituzionale: questa Consulta “non è un organo di garanzia, ma un organo politico”, dichiara il presidente del Consiglio.
E, parlando di un accerchiamento da parte di “toghe rosse” e stampa di sinistra, Berlusconi alza il tiro e punta dritto al Colle: “Napolitano? Il capo dello Stato sapete voi da che parte sta…”.

Arriva a stretto giro la replica del Colle: “Tutti sanno da che parte sta il Presidente della Repubblica. Sta dalla parte della Costituzione, esercitando le sue funzioni con assoluta imparzialità e in uno spirito di leale collaborazione istituzionale”. Ma la nota del Quirinale non ferma la polemica. Berlusconi ribatte: “Non mi interessa quello che ha detto il capo dello Stato. Mi sento preso in giro e non mi interessa…”.
Berlusconi garantisce che resterà al suo posto così come hanno deciso gli italiani: “Con o senza lodo andiamo avanti, dobbiamo governare cinque anni. Io non ci ho mai creduto perché una corte costituzionale con undici giudici di sinistra era impossibile che approvasse” il lodo Alfano.

Intanto tutto il governo e il centrodestra fanno quadrato attorno al premier Berlusconi. “Un’inaccettabile sentenza contro la sentenza del diritto”, dice il ministro degli Esteri, Franco Frattini.
L’esecutivo “ha il dovere di realizzare il programma adempiendo fino in fondo al mandato elettorale”, aggiunge il titolare dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, mentre il ministro delle Politiche europee, Andrea Ronchi, sottolinea che “il governo ha il diritto e il dovere di governare”.
“È una sentenza politica, ma il presidente Berlusconi, il governo e la maggioranza continueranno a governare come, in tutte le occasioni dall’aprile del 2008, hanno richiesto gli italiani con il loro voto” commenta il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti. “È una sentenza che sorprende, e non poco, per l’evocazione dell’art.138 della Costituzione – commenta il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che ha la paternità del Lodo -. La Corte Costituzionale – continua – dice oggi ciò che avrebbe potuto e, inevitabilmente, dovuto dire già nel 2004 nell’unico precedente in materia”.

Soddisfazione, per la decisione della Consulta, viene espressa dall’opposizione: secondo il segretario del Pd Dario Franceschini la Consulta ha “ristabilito il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge”. “È un errore valutarla come una sentenza politica, ma viste le dichiarazioni di Bossi mi aspettavo questa reazione che trovo sbagliata” afferma invece la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro.
A margine di un incontro politico con il presidente della Camera Gianfranco Fini, infatti, il leader del Carroccio aveva avvertito minacciosamente prima che uscisse la sentenza: “Se la Consulta dovesse bocciare il Lodo noi potremmo entrare in funzione solo trascinando il popolo. E il popolo lo abbiamo, sono i vecchi Galli”.

“Il lodo Alfano è incostituzionale. E noi lo abbiamo detto subito, sin da quando ci riunimmo a piazza Navona in migliaia per gridare allo scandalo su questa legge che Berlusconi si è fatto per sistemare i suoi processi. Già allora, ci rivolgemmo al capo dello Stato per pregarlo di non firmare questo scempio di incostituzionalità e immoralità” afferma Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, partito che nei mesi scorsi ha raccolto le firme per un referendum per abrogare la legge. “Allora rimanemmo stupiti – continua il leader dell’Idv – che il capo dello Stato, non solo firmò il Lodo, ma dichiarò che lo faceva non per dovere, ma perché lo riteneva del tutto costituzionale.
Spero che da oggi, alla luce della decisione della Consulta il presidente del Consiglio la smetta di fare leggi a proprio uso e consumo, si dimetta dall’incarico e vada a fare quello che da 15 anni si ostina a non voler fare: l’imputato. E spero che il presidente della Repubblica, d’ora in poi, non sia così frettoloso nel firmare provvedimenti incostituzionali e immorali”.

Esprime dissenso rispetto alle parole di Di Pietro su Napolitano Anna Finocchiaro, che definisce “irresponsabile” il leader dell’Idv.

Diversa da quella dell’Idv la reazione del Pd, che da un lato registra il fatto che il premier dovrà affrontare i processi che lo riguardano “da cittadino comune”, dall’altro lato non sollecita né si aspetta le dimissioni del capo del governo.
Al termine di una segreteria allargata ai candidati segretari e ad alcuni big del partito a cominciare da Massimo D’Alema, spetta ai capogruppo Anna Finocchiaro e Antonello Soro spiegare qual è la posizione dei Democratici in questa fase. “Questa sentenza, che ha dalla sua la forza della Costituzione, ci da’ ragione della nostra azione contro il Lodo Alfano”, ha premesso la Finocchiaro. Quello che il presidente dei senatori del Pd sottolinea subito è che “questa non è una sentenza politica, anche se Berlusconi e il centrodestra la vogliono rappresentare così. Da questo momento – ha aggiunto la Finocchiaro- Berlusconi si presenterà davanti ai giudici come ogni cittadino fa”.
La Finocchiaro è anche esplicita di fronte a chi gli chiede se Berlusconi dovesse dimettersi: “il nostro giudizio sul governo è negativo, noi lo vorremmo dimissionario ogni giorno, ma sulla base di un giudizio politico, sulla scorta di fatti politici, che sono comunque gravi. E su questo che il governo dovrebbe dimettersi e non in base ad una sentenza”.
E’ stato invece Antonello Soro a fare quadrato intorno alla Consulta: “mai una sentenza ha provocato una delegittimazione di un organo di garanzia, c’è qualcuno che sta perdendo la testa”, ha detto il presidente dei deputati facendo riferimento alle critiche mosse dal premier alla Consulta. “Noi rinnoviamo la nostra fiducia alle istituzioni. Il governo Berlusconi è in difficoltà non certo per questa sentenza, ma perché non riesce a risolvere i problemi del Paese”.
Anche Finocchiaro, da parte sua, si è schierata con decisione al fianco del capo dello Stato e della Consulta dopo le parole usate dal presidente del Consiglio. La presidente dei senatori del Pd ha parlato di “attacchi scomposti”, “ira del momento”, tutte espressioni che devono essere “dimenticate al più presto”.
Dei candidati alla segreteria, è stato Ignazio Marino al termine della riunione a spiegare: “un presidente del Consiglio imputato non aiuta il Paese, ma il Lodo non ha nulla a che vedere con la caduta del governo”.

Secondo il leader Udc Pierferdinando Casini “in questo paese c’è scarsa attitudine a rispettare le leggi e, soprattutto, a rispettare le sentenze. Non è il giudizio universale – sostiene -. La Corte costituzionale ha espresso un’opinione su di una legge e ci si deve attenere a questa. Naturalmente, il governo che ha preso i voti degli elettori deve continuare a fare il suo lavoro, a occuparsi dei problemi degli italiani, che vengono prima di quelli di Berlusconi”.

La maggioranza fa quadrato intorno al premier: ‘È incontestabile che la Corte Costituzionale ha rovesciato la sua precedente impostazione. L’unica spiegazione di questo così profondo cambiamento della sua dottrina sulla materia regolata dal lodo Alfano deriva da un processo di politicizzazione della Corte che si schiera sulla linea dell’attacco al presidente Berlusconi” afferma il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, mentre per il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri “la Corte, un tempo costituzionale, da oggi non è più un organo di garanzia, perché smentendo la sua giurisprudenza ha emesso una decisione politica che non priverà il Paese della guida che gli elettori hanno scelto e costantemente rafforzato di elezione in elezione”. Ma non mancano i distinguo: in primis quello di Gianfranco Fini che dice di “rispettare la sentenza” della Corte. Mentre Bossi cerca di lucrare un vantaggio appoggiando il premier nel momento del bisogno, ma evocando nello stesso tempo sfracelli sul federalismo.