Processo Congiusta.In aula Antonio Genovese.Consorte assente

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Locri. Congiusta, in aula Antonio Genovese. Consorte assente


“Nessuna relazione sentimentale tra mia moglie e Gianluca”

di PASQUALE VIOLI

Locri – “Maledetto il momento in cui ho deciso di andare a vedere cosa è  successo”, con queste parole Antonio Genovese risponde all’ennesima e  insistente domanda che l’avvocato di Tommaso Costa, Maria Tripodi, gli  rivolge chiedendogli perché dopo avere appreso la notizia che Gianluca
Congiusta fosse stato sparato, si sarebbe recato, insieme al cugino, sul  luogo dell’attentato.

E poi aggiunge “…uno più si fa i fatti suoi e meglio sta”. Sono passate due ore dall’inizio dell’interrogatorio, il processo sull’omicidio del giovane  imprenditore sidernese, freddato mentre
rientrava a casa la sera del 24 maggio 2005, è ripreso dall’audizione di Antonio Genovese e sua moglie Rosa Figliomeni, quest’ultima assente nella seduta di ieri per malattia. Sarà ascoltata nella prossima udienza del 14 ottobre. Le domande della difesa di Tommaso Costa si sono soffermate a lungo sulla  passione per le armi e per la caccia di Genovese, e sulla detenzione
di numerosi fucili, dieci in tutto insieme ad una pistola 9X21, una 6.35 e  alcune munizioni, che lo stesso custodiva in casa e che gli furono rubati nel 2006 in pieno giorno, stando alla denuncia effettuata al Commissariato di Polizia subito dopo il furto. Con le armi i ladri portarono via anche 17 mila euro in contanti che Genovese teneva in una cassetta di sicurezza.

Prima che  qualcuno si impossessasse illecitamente dei fucili gli inquirenti riuscirono a fare tutti gli accertamenti del caso sulle armi di proprietà di Genovese, accertamenti dai quali non sarebbe emerso nulla di rilevante. Si è passati poi ai rapporti personali tra il teste e la vittima. Tra i due, un anno prima dell’ omicidio, i rapporti si sarebbero intensificati: Gianluca Congiusta  telefonava spesso  a Genovese chiedendogli la cortesia di controllare se fossero stati riparati alcuni telefonini portati al centro assistenza della Nokia che si trovava di fronte all’attività del Genovese. Con questo pretesto tra loro si sarebbe creato un rapporto di amicizia che avrebbe portato i due a  frequentarsi saltuariamente insieme anche alle rispettive compagne. Ed è sul rapporto tra Congiusta e la moglie di Genovese che pone l’accento l’avvocato della difesa  di Tommaso Costa. Rapporto che lo stesso Genovese definisce normale e in nessun modo giocoso”.

Alla precisa domanda del Presidente Bruno Muscolo se lui avesse mai sospettato di una relazione tra la moglie e Gianluca Congiusta, il teste ha ribattuto con decisione: “non ho avuto mai nessun sospetto”.

Nel corso del dibattimento si è insistito poi su una presunta crisi matrimoniale venutasi a creare tra i coniugi Genovese e verbalizzata anche dagli inquirenti. Crisi chelo stesso teste definisce come “normale” in un rapporto di coppia. Grande attenzione è stata posta anche sugli spostamenti oltreoceano della coppia, spostamenti giustificati con la presenza negli Stati Uniti di un fratello  della Figliomeni. Subito dopo l’omicidio di Gianluca Congiusta, Rosa Figliomeni  partì per gli Stati Uniti, un viaggio che secondo Genovese fu deciso almeno tre mesi prima e che si concretizzò il 10 giungo del 2005, dopo gli interrogatori avvenuti il 30 maggio e il 9 giugno dello stesso anno. In quell’occasione  Rosa Figliomeni soggiornò in terra americana per 21 giorni.

Genovese è deciso anche quando gli si rivolge la domanda se mai tra lui e la vittima ci furono contrasti di alcun genere: “assolutamente, mai, avevo grande stima di Gianluca Congiusta”. Probabilmente fu proprio Antonio Genovese uno degli ultimi ad averevisto in vita il giovane imprenditore. La sera dell’omicidio infatti si recò presso l’attività di Congiusta per fare due  chiacchere ed “invitare lui e  Katia a mangiare una pizza, erano circa le 20”. Secondo la ricostruzione del teste l’incontro tra lui e Gianluca Congiusta durò al massimo una decina di minuti
passati i quali Genovese rientrò presso la propria abitazione dove rimase insieme alla moglie a vedere una videocassetta. Fu un cugino del Genovese,  che sapeva dell’amicizia tra lui e la vittima, ad avvertirlo del fatto che avevano sparato a Gianluca  Congiusta, e fu lo stesso cugino con la sua auto ad accompagnarlo sul luogo dell’omicidio per cercare di capire cosa realmente fosse successo.

Dal giorno successivo i funerali dell’imprenditore sidernese tra Genovese, la moglie e i familiari di Congiusta e l’allora fidanzata  della vittima Katia Scarfò, non ci fu più alcuna frequentazione. “Mia moglie è una tipa facilmente impressionabile”, così Genovese ha giustificato il fatto che dopo l’omicidio, nonostante si frequentassero con Gianluca Congiusta e la sua fidanzata, né lui né la moglie cercarono più di contattare Katia Scarfò, o i familiari della vittima anche solo per un attimo di conforto.