Certezza della pena, Di Pietro sostiene la petizione di Mario Congiusta

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Siderno. Di Pietro scrive al padre della vittima di mafia

Certezza della pena, Italia dei Valori sostiene la petizione di Congiusta
di Pasquale Violi

La detenzione non si può riconoscere come vendetta dello Stato, ma come giusta punizione per un reato commesso, con lo spiraglio dell’ opportunità di una rieducazione per chi sconta la pena. E’ questo un punto su cui si sono trovati d’accordo Mario Congiusta, il papà di Gianluca, giovane imprenditore ucciso dalla ‘ndrangheta nel maggio del 2005, e il leader dell’ Italia dei Valori Antonino Di Pietro, in uno scambio di missive che ha avuto come unico tema la petizione sulla certezza della pena che Congiusta ha lanciato online dalle pagine del sito firmiamo.it e che è già arrivata a sfiorare le mille e duecento adesioni.

Antonio Di Pietro non ha perso tempo nel rispondere alla sollecitazione di Mario Congiusta ed ha garantito la sua piena adesione alla petizione popolare: << Non posso che apprezzare la petizione popolare ex art. 50 della Costituzione “Certezza della pena” – scrive Di Pietro nella sua lettera – anche perché contiene molte delle proposte presentate dall’ Italia dei Valori in materia.

 

Questa proposta – continua di Pietro – contiene la soddisfazione anche di un altro presupposto: la creazione di case di detenzione adeguate e dotate di tutte le strutture per recuperare i detenuti, specialmente i più giovani, attraverso lo studio e l’apprendimento di un mestiere >>. Anche per Di Pietro però, il punto fermo rimane la certezza dell’espiazione della pena, unica risposta che lo Stato può usare come metro di giustizia formale e come deterrente al delinquere.

La petizione lanciata da Congiusta tra le numerose adesioni vede anche quelle di autorevoli parlamentari sia del centrodestra che del centrosinistra, oltre alle tantissime firme di gente comune e familiari di vittime della mafia e di vittime della strada. In Italia si perpetra un costante indulto quotidiano che danneggia un’intera nazione.

Sono innumerevoli le vittime di mafia assassinate per mano di chi già aveva ucciso ed è stato rimesso in libertà. Altrettanto numerose sono le vittime di incidenti stradali provocati da soggetti in stato di ebbrezza che già avevano bagnato le strade di sangue.

E’ nel leggere i commenti lasciati in calce alle firme della petizione, da quanti hanno perso un figlio, una moglie, un padre, chi travolto da un automobilista ubriaco, chi barbaramente assassinato dalla mafia, che ci si rende conto di quanto moralmente pesi sullo Stato l’indifferenza di una legislazione poco adeguata nel riconoscere il diritto ad avere giustizia.

Oggi nel Sud dell’Italia su circa 31 mila condanne scontano la pena negli istituti penitenziari, circa 25.200 detenuti, mentre più di 6.500 scontano pene “agevolate” al di fuori delle case circondariali, parliamo del 22% del totale. Infatti oggi solo nelle regioni del Sud ci sono 2.616 condannati che scontano la pena con l’affidamento in prova, 495 in stato di semi libertà, 1.792 in libertà vigilata e 1.871 agli arresti domiciliari.

Tra coloro che hanno usufruito dell’indulto il 22% è tornato a delinquere commettendo lo stesso reato per cui è stato scarcerato. Sia ben chiaro però, la certezza della pena non è una questione morale, non è un risarcimento spirituale al popolo, la certezza della pena è il più alto significato democratico e civile che un paese possa riconoscere ai suoi cittadini: la certezza della pena è giustizia. A poche ore dai funerali di due giovani adolescenti travolti e uccisi a Locri da un uomo che pare fosse in stato di ebbrezza che potrebbe ritrovare a breve la libertà e a poche ore dalla ripresa del processo Congiusta, la missiva di Di Pietro riapre forte il dibattito sulla riforma della giustizia nel nostro paese.

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