In aula la testimonianza del consigliere regionale Cosimo Cherubino

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In aula la testimonianza del consigliere regionale Cosimo Cherubino,”molto amico” di Gianluca Congiusta

 

 

Era tranquillo prima del delitto

 

 

 

 Locri – Gianluca era un grande amico, affezionati fin dai tempi dell’università. Questo il ricordo di Cosimo Cherubino nel parlare del giovane Congiusta. Chiamato dalla difesa degli imputati, Cherubino è stato sottoposto a numerose domande. Tutte concentrate su pochi punti essenziali, se Congiusta avesse dimostrato preoccupazioni nei giorni vicini all’omicidio, se il giorno dell’agguato avesse partecipato ad una riunione politica, se avesse cambiato il rapporto con la famiglia e la fidanzata di Gianluca subito dopo l’omicidio.

 

 

 

 


Il politico, attualmente consigliere regionale, all’epoca dei fatti si trovava alla provincia. Apparteneva al gruppo dei Socialisti italiani e la sera dell’omicidio, racconta, proprio nella sede del partito, si svolgeva una riunione a cui ha partecipato anche Congiusta. “Ricordo perfettamente che Gianluca stava in un angolo della stanza e se ne andò intorno alle venti e trenta per chiudere probabilmente il negozio”, ricorda Cherubino, “mi fece segno di allontanarsi mostrandomi le chiavi del negozio, in quei giorni era tranquillo, non dava segni di nervosismo, scherzava come al solito”.

Alle domande dell’avvocato Tripodi, Cherubino spiega che, comunque, pensieri e questioni personali e lavorative non venivano esposte da Congiusta all’amico politico che lo definisce “riservato”. Dietro le domande dell’avvocato Tripodi che si è soffermata su una intercettazione tra la fidanzata e la madre di Gianluca Cherubino ha specificato, inoltre, che la questione rilevata dal difensore di un allontanamento dalla famiglia Congiusta in realtà non esiste, “sono sempre stato vicino alla famiglia di Gianluca, certo la vita politica mi spinge ad essere meno presente di prima, ma per loro sono stato presente anche istituzionalmente, facendo sentire la mia voce sul caso del suo omicidio”. Come risponde alle domande di un ipotetico allontanamento altrettanto Cherubino nega di aver mai sentito parlare di una lettera minatoria, di averne appreso soltanto dagli organi di stampa quando ne è emersa la storia all’interno del processo.

La carrellata di testimoni si è conclusa con l’escussione di una ex dipendente del negozio di Congiusta e dello zio di quest’ultimo.

Il fratello della madre ha testimoniato relativamente ad una serie di fotografie di donne che, subito dopo l’omicidio di Salvatore Cordì, gli investigatori mostrarono all’uomo. Le foto contenevano le immagini di donne appartenenti alle cosche della Locride, venivano mostrate per stabilire se potevano esserci collegamenti con i due omicidi. Forse Catalano aveva visto Gianluca vicino a una delle donne mostrate? Sapeva di qualche collegamento tra il ragazzo e una delle signore raffigurate? Tra queste vi era la foto di una donna bionda. Questa donna fu al centro di una conversazione animata tra Catalano e la sorella che, a venti giorni dall’omicidio, non si davano pace nel cercare una risposta alla morte del ragazzo. Lo stesso Catalano ha testimoniato che un doppio filo li legava agli investigatori, da una parte per aiutarli con quanti più dati disponibili per fare luce sulla vicenda e dall’altra per sapere se qualcosa si stava muovendo, se una pista si prospettava agli investigatori. Il testimone sarà chiamato ancora per chiarimenti, ha deciso il presidente della Corte d’Assise, Bruno Muscolo. La ex dipendente del centro, di contro, è stata chiamata dalla difesa a testimoniare sulla attività lavorativa di Congiusta e sul suo ruolo di ragioneria dell’azienda.