PROCESSO CONGIUSTA AL VAGLIO L ATTENDIBILITA DELLA RASO

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Alla prossima udienza in aula di nuovo il suocero e per la prima volta la fidanzata di Congiusta

Al vaglio l’attendibilità di Raso

Un esercente fà chiarezza su un prestito con la famiglia della vittima

 

 di RAFFAELLA RINALDIS

 Locri – disposta l’audizione alla prossima udienza dell’otto aprile di Scarfò Antonio, Vincenzo e Claudia nonché di Katia come richiesto dal pubblico ministero De Bernardo nel corso dell’udienza dello scorso tre febbraio.

Per l’ultima teste, prevista anche nell’elenco dei testimoni a discarico, la data sarà quella prevista come da calendario degli avvocati difensori. Così ha deciso il presidente della corte d’Assise, Bruno Muscolo, ieri, nel corso dell’udienza, l’unica del mese di marzo.

Dopo una breve riunione in camera di consiglio, dopo aver ascoltato le ragioni degli avvocati difensori, nello specifico l’avvocato Trichilo, che si opponeva, e quelle dei legali delle parti civili che aderivano alle richieste dell’accusa, la corte ha quindi deciso.
“La Corte, valutata la richiesta formulata dal pm…. che la loro escussione si appalesa necessaria ai fini della verifica dell’attendibilità della teste Raso sia per acquisire ulteriori elementi in ordine alla lettera in questione, considerando infine necessario acquisire ulteriori informazioni dal teste diretto, Scarfò Antonio, riguardo la circostanza riferita in udienza da Mario Congiusta per la quale Scarfò, durante il colloquio successivo alla morte di Gianluca Congiusta …gli avrebbe riferito testualmente: – alla fine mi hanno puntato una pistola alla testa-, per questi motivi dispone l’audizione ….”. Questo il testo della deliberazione.

Deciso quindi di fare chiarezza sulla vicenda della lettera minatoria che sembra fosse conservata dagli Scarfò in una cassaforte in casa, aspettando quindi di approfondire la conoscenza dei fatti da parte della famiglia Scarfò, appunto, l’udienza è stata cadenzata dall’escussione dei testimoni della difesa, Francesco Caridi e Alvaro Vincenzo. Il primo, noto giornalista di Siderno, il secondo ex commerciante della stessa cittadina.
Caridi, è stato sentito per la pubblicazione di quella che lo stesso ha definito “una lettera aperta”, pubblicata dal settimanale locale La Riviera nel gennaio del 2007. La parte della lettera ammessa dalla Corte è quella relativa al punto tre della stessa. Nell’elencare una serie di domande che, da cittadino, Caridi si è posto, lo stesso si chiede dell’evento accaduto prima della morte di Gianluca quando questo, nella sua attività, si fermò quasi a litigare con due persone non meglio identificate. La storia fu raccontata a Caridi, come ha raccontato ieri in udienza, dall’ex sindaco di Africo una prima volta al funerale del giovane Congiusta e in una seconda occasione in un incontro pubblico a Siderno.

Caridi ha riferito di aver raccontato la cosa all’allora dirigente del commissariato di Siderno, Romeo, il quale non si interessò alla notizia. L’informazione più interessante che invece arriva ieri in udienza da parte del giornalista è quella relativa ad un movimento “strano” accaduto la sera dell’omicidio di Congiusta. Intorno alle nove di sera, davanti al portone di casa, Caridi osservò la strada sulla quale si affacciava non solo il portone laterale ma anche l’uscita di servizio dell’attività di Gianluca. Intorno a quella ora Caridi sapeva che il ragazzo si trovava a terminare le ultime incombenze della giornata. Sempre a quella ora la stradina non era affollata di auto e fu per lui più semplice accorgersi di un’auto di grossa cilindrata che entrata nella viuzza, indugiava e, dopo averlo notato osservare con insistenza l’automobile, invece di proseguire per entrare nel corso riprendeva la via marina in retromarcia.

Diversa la natura della testimonianza di Vincenzo Alvaro, la difesa infatti ha chiesto la sostanza di un accordo privato tra Congiusta e Alvaro per una somma scambiata tra i due. Alvaro ha quindi spiegato del prestito fattogli dal giovane per l’acquisto di un bene messo all’incanto. Somma che, come ha dichiarato lo stesso Alvaro, non potè restituire al ragazzo a causa della sua morte ma che lo stesso commerciante osservò rendendola alla famiglia. 

FONTE: il QUOTIDIANO