GRATTERI CAMBIARE I CODICI E RIAPRIRE PIANOSA GORGONA E FAVIGNANA

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Gratteri: Cambiare i codici e riaprire Pianosa, Gorgona e Favignana

 di Monica Centofante – 31 ottobre 2008
Catanzaro. “Se si vuole arginare il fenomeno mafioso bisogna avere stomaco, milza e pancreas e cambiare il codice penale, di procedura penale e l'ordinamento penitenziario, nel rispetto della Costituzione Italiana”.

Lo ha detto il pm di Reggio Calabria Nicola Gratteri intervistato questa mattina, insieme al magistrato anticamorra Raffaele Cantone, da Alessandro Milan nell'ambito della trasmissione “Viva Voce” di Radio24.
Precisando di essere contrario ad ogni forma di violenza Gratteri ha sottolineato come il sistema giudiziario sia “ridicolo rispetto alla realtà criminale” se si pensa che un condannato per 416bis resta in carcere “normalmente circa 5 anni”. E, si è chiesto, “cosa sono 5 anni davanti alla prospettiva per un capomafia di comandare, di decidere chi fa il sindaco, chi fa il tecnico comunale, il segretario comunale eccetera?”. La soluzione, secondo il pm, sarebbe quella di “creare un sistema di certezze. Se si dimostra che Gratteri è il capomafia di un Paese lo si condanna a 30 anni, si riaprono le carceri di Pianosa, Gorgona e Favignana anziché fare l'indulto e lì si manda lì”. Un metodo efficace anche per disincentivare i giovani di 12 o 13 anni, “arruolati e battezzati alla 'Ndrangheta, che se non vedessero tornare i propri parenti a casa dopo pochi annipenserebbero che è  meglio trovarsi un posto di lavoro”.
Sempre in risposta alle domande di Alessandro Milan e dei radioascoltatori, Gratteri ha ancora ricordato che “i capimafia degli anni Settanta, quelli che nei documentari hanno coppola  e bastone, non esistono più. Ora ci sono i loro figli, battezzati alla 'Ndrangheta e, al tempo stesso, alla massoneria deviata e quindi inseriti nei quadri della pubblica amministrazione”. Una realtà con la quale, secondo il magistrato, è fondamentale fare i conti per ”essere veramente seri, consequenziali e credibili”. “Il sud – ha aggiunto in proposito – è stato spesse volte tradito, sfruttato, munto nel periodo elettorale e poi abbandonato. Nel mezzogiorno mancano spesso le cose più elementari e lo Stato, inteso come ministero della Giustizia o degli Interni, si muove solo dopo che la criminalità organizzata è da tre quattro giorni sulle prime pagine dei giornali. Si dice che c'è il problema quando c'è il morto ammazzato per terra, mentre è esattamente il contrario. Le mafie ingrassano, sono forti, quando i morti non ci sono, quando tutto sembra filare liscio. Ed ecco perché la gente non crede più in noi, perché noi non siamo credibili”. In Calabria, ha spiegato ancora, “la maggior parte delle persone, anche nei paesi ad alta densità mafiosa, è contro la mafia, ma non ha la forza di reagire. Ritiene di non avere scampo e, per esempio, non verrà mai a denunciare un delitto di usura se alla denuncia “seguirà una pena ridicola: un anno di carcere con il rito abbreviato”. Proprio in merito al rito abbreviato il dottor Gratteri ha aggiunto che questo è nato “per deflazionare i processi”: “una delle cose più sciocche che si siano potute creare” e che in un sistema giudiziario forte, proporzionato a questa realtà criminale, non dovrebbe esistere.
In chiusura e sempre in risposta a una domanda di Milan il pm ha quindi ricordato quando fu trovata una microspia in una delle stanze da lui utilizzate in procura. “C'è un'inchiesta in corso – sono state le sue parole -. In ogni caso in una stanzetta di fronte al mio ufficio dove andavo a parlare con la polizia giudiziaria di cose molto riservate – stiamo molto attenti anche noi – fu ritrovata, durante una bonifica, una microspia autoalimentata. Cercavano di trovare qualcosa su di me, probabilmente per delegittimarmi. Chissà cosa pensavano di trovare, avranno solo sentito parlare di indagini".

L'INTERVISTA DI RADIO 24 A NICOLA GRATTERI E RAFFAELE CANTONE: clicca qui per ascoltare