Processo Congiusta L’agente di Polizia conferma il teorema della accusa

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processo congiusta 

 L’agente di polizia confermail teorema dell’accusa  

Gianluca avrebbe rifiutato di pagare la mazzetta del suocero 

SIDERNO (RC) 18 luglio 2008

 

 E’ quando hanno in mano le lettere scritte dal carcere da Tommaso Costa, una volta entrati in possesso delle missive estorsive che il boss faceva recapitare all’imprenditore Antonio Scarfò, che gli inquirenti cominciano a farsi un’idea sul delitto Congiusta, il giovane commerciante di Siderno ammazzato il 24 maggio del 2005. 

In quel periodo all’agente Domenico Lupis gli venne assegnato il compito di verificare a quanto ammontassero i finanziamenti intascati dalle aziende Ilas e Acer.

Doveva effettuare attività di riscontro, accertarsi della somma incassata dalle ditte, dare forza a quella che oramai stava per diventare la tesi degli inquirenti.

 «Mi fu affidato questo incarico dai miei superiori.

Dall’ indagine emerse che il suocero di Gianluca aveva ottenuto due finanziamenti da Locride Sviluppo. Uno per la Ilas e uno per l’Acer.

 In tutto Locride Sviluppo gli aveva erogato una somma pari a 1 milione e 500 mila euro», ha dichiarato ieri l’agente nel processo a Tommaso Costa e Giuseppe Curciarello, il padrino e il suo guardaspalle cui l’antimafia contesta l’uccisione di Gianluca Congiusta e il reato associativo. 

Una deposizione, questa dell’agente del commissariato di polizia di Siderno, che ieri il pm ha voluto portare in aula per dare forza al suo mosaico, secondo cui il capoclan ammazza Gianluca Congiusta dopo il rifiuto a pagare la mazzetta del suocero, che in quel periodo aveva già finito di incassare tre miliardi di vecchie lire.

 

Tommaso Costa era a conoscenza delle somme erogate alle aziende di Antonio Scarfò da Locride Sviluppo. Tanto che a pagina 208 dell’ordinanza “Lettera morta”, il giudice per le indagini preliminari scrive: «Lo Scarfò viene ritenuto uomo in grado di “pagare”, poiché non solo è titolare di due attività imprenditoriali, ma è altresì destinatario dei finanziamenti di Locride Sviluppo.

 Si presenta, dunque, come un uomo appetibile al Costa il quale evidentemente ritiene di poter conseguire illeciti e facili guadagni ».E ancora: «Scarfò Antonio è un imprenditore delle società Acer e Ilas, entrambe aventi ad oggetto la realizzazione di arredi industriali per mense e bar. Trattasi di un imprenditore appetibile atteso che ambedue le aziende sono interessate ai finanziamenti di Locride Sviluppo».  Quindi, commenta il gip,«nonostante lo Scarfò asserisca di essere nei guai finanziari ha incassato oltre un milione di euro di finanziamenti a fondo perduto da Locride Sviluppo. Soldi sonanti che rendono appetibile l’imprenditore sotto il profilo estorsivo».  ILARIO FILIPPONE 

i.filippone@calabriaora