Il gup Cappuccio aveva condannato i Costa e solleva la sua incompatibilità

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Siderno. Il gup Cappuccio aveva condannato i Costa e solleva la sua incompatibilità

Stop al processo dei Salerno

A Reggio la Corte si pronuncerà sul caso il 3 luglio 

di PINO LOMBARDO

SIDERNO – Inaspettato stop al procedimento in corso presso il Gup di Reggio Calabria, Daniele Cappuccio, nei confronti di 14 persone, dieci delle quali rispondono “a piede libero” e che ancora non hanno scelto il rito con il qualeintendono farsi giudicare, tutte ritenute, a vario titolo e con diverse responsabilità, di aver fatto parte della cosiddetta cosca degli scissionistidi Siderno costruita attorno ai defunti fratelli Salvatore e Agostino Salerno. 

Il procedimento, partito lo scorso 28 maggio e che aveva fatto registrare la richiesta da parte dei quattro imputati in carcere, i fratelli Pierluigi e Scott Zimbalatti e i fratelli Francesco e Bruno Filippone, accusati oltre che di associazione mafiosa anche di porto e detenzione di armi, di tentato omicidio,e di diverse azioni intimidatorie, potrebbe proseguire con un altro giudice. Le vicende inerenti il procedimento denominato “Terra Bruciata”, che vede il sostituto procuratore della Ddda di Reggio Calabria Antonio De Bernardo nella veste di Pubblica Accusa, si inseriscono nel generale contesto relativo al dominio delle organizzazioni criminali sul territorio di Siderno con specifico e diretto riferimento ad una serie di episodi delittuosi (uccisioni, attentati, ferimenti, intimidazioni a colpi di kalashinkov, estorsioni), consumati nel centro jonico reggino soprattutto tra il 2005 ed il 2006, e fatti emergere nella loro pienainterezza dall’acume investigativo dell’allora dirigente capo del Commissariato di Siderno, il vice questore Rocco Romeo,e dal suo vice il capo della sezione investigativa Francesco Giordano. Furono loro, infatti, a scoperchiare la pentola del malaffare sidernese e a far emergere che il panorama ‘ndran – ghetistico di Siderno era in forte sommovimento. Non solo si stava riaffacciando in città il ricostituito clan dei Costarivendicando “aree di pertinenza”, ma addirittura dalla cosca madre dei Commisso si era allontanato”un gruppo di scissionisti che, dietro la guida dei fratelli Salvatore e Agostino Salerno, assassinati a distanza di un mese l’unodall’altro a Siderno (Salvatore il 22 ottobre e Agostino il 30 novembre del 2006), “si stavano organizzando una propria ‘ndrina”.Ieri, il gup Cappuccio ha messo un inaspettato “stop” al procedimento, nel momento in cui ha comunicato alle parti di “astenersi” e di trasmetteregli atti al presidente della sezione Gup reggina, Roberto Lucisano, affinchéverifichi se vi siano o meno profili di incompatibilità affinché sia lui il giudice delprocesso. La decisione di “astensione” era stimolata dalla circostanza che non piùtardi di due giorni fa aveva emesso la sentenza di condanna nei confronti di 11 persone, tutte ritenute, seppure con diversi ruoli e responsabilità, riconducibili al ricostituito clan sidernese dei Costa, anche sulla scorta della copiosa documentazione epistolare che Tommaso Costa aveva inviato dalle carceri a diverse persone, tra le quali figurava anche il deceduto “Sasà” Salerno ritenuto il leader degli “scissionisti”, e che adesso fa parte del fascicolo di questoprocesso.  Infatti il filo conduttore del procedimento verte essenzialmente sulle lettere che Costa invia dal carcere ai suoi congiunti-affiliati ed “amici”, ad iniziare da quellache invia dal carcere di Palmi a Giuseppe Curciarello e da quella che riceve dallo stesso Salvatore Salerno. E’ da queste missive che emerge tutta la caratura criminale di “Sa – sà” e il suo nuovo ruolo che ha assunto nella criminalità sidernese in seguito alla  scissioneche lo stesso Salvatore Salerno ha organizzato all’interno della cosca dominantedei Commisso da dove “Sasà” proveniva. Non a caso Salvatore Salerno è stato indicato come il capo degli scissionisti che siadoperava per creare una propria ‘ndrina in opposizione alla cosca madre e stringendo alleanze con i Costa che dopo l’esautoramento degli anni Novanta è rientrata a pieno titolo sul territorio sidernesegrazie all’intensa attività del capoclan Tommaso Costa che nel periodo trascorsoin carcere e nel periodo della sua latitanza ha rafforzato i legami criminali con le cosche reggine e tirreniche , nonché con quelle joniche contrapposte storicamente ai rivali Commisso, ed estendendo l’attività e l’influenza nel Vibonese, nel Catanzarese e nella Puglia”.  Dopo la comunicazione di “astensione” da parte del Gup il procedimento è stato aggiornato al 3 luglio.Solo allora,il nutrito pool di avvocati che costituiscono le difese degli imputati (Giuseppe Sgambellone, Giuseppe Iemma, Leone Fonte, Giuseppe Calderazzo, Domenico Alvaro, Antonio Nocera,Gregorio Cacciola, Patrizia Costa, Giusepe Oppedisano, Caterina Bonarrigo), saprà se il procedimento continuerà o menocon l’odierno giudice.