la richiesta di grazia di Bruno Contrada e le reazioni

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Bruno Contrada chiede la grazia

Bruno Contrada sta male e i suoi legali hanno chiesto al Capo dello Stato che venga avviata la pratica per la concessione della grazia. Richiesta accolta e così il ministro della Giustizia Mastella ha disposto l'avvio dell'istruttoria, che di solito dura sei mesi, ma che nel caso di Contrada potrebbe essere più breve.  

Avviata la procedura di grazia per l'ex funzionario del Sisde Contrada


 

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo le segnalazioni ricevute sulle critiche condizioni di salute di Bruno Contrada, ha avviato la pratica di concessione della grazia.

 


Bruno Contrada, ex funzionario del Sisde, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Attualmente è detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere (Napoli). Contrada, da tempo malato e depresso, ha dato mandato ai propri legali di presentare richiesta di revisione del processo
a conclusione del quale la prima Corte d'appello di Palermo, il 25 febbraio del 2006, ha confermato la sentenza di primo grado: condanna a 10 anni di reclusione.

 Il Capo dello Stato ha chiesto al Presidente del Tribunale di sorveglianza di Napoli di valutare l'opportunità di anticipare la data dell'udienza di trattazione del procedimento. Ha poi trasmesso l'"implorazione-supplica" inviatagli dal legale di Contrada, Giuseppe Lipera, al Ministero della Giustizia. Al Guardasigilli spetta di svolgere le attività istruttorie previste dall'art. 681 del Codice di procedura penale in materia di concessione delle grazie. "Preso atto della richiesta di grazia trasmessa dal Capo dello Stato – è scritto in una nota ministeriale – è stato disposto che venga subito avviata l'istruttoria".

L'iniziativa del presidente Napolitano è il più bel regalo di Natale che
Bruno Contrada potesse ricevere". Questo il primo commento dell' avvocato Lipera. Ma il figlio di Bruno Contrada non se l'è sentita di commentare. "Dopo 15 anni di amarezza non credo più a nulla"."Troppe falsità – ha detto –  sono state dette. Se prima non ho la certezza di questi fatti è inutile esprimere alcun giudizio". 

La vicenda giudiziaria
Il 31 luglio 1995, dopo 31 mesi di carcerazione preventiva, e sette istanze di rimessione in libertà rigettate e di vari ricorsi, Bruno Contrada viene scarcerato. Il 13 giugno di quello stesso anno crolla in aula, durante un'udienza, colto da un coma ipoglicemico.
Il 5 aprile 1996 il tribunale di Palermo lo condanna a dieci anni di carcere.Il 4 maggio 2001 nell'aula-bunker del carcere palermitano di Pagliarelli, la II sezione penale della Corte d'Appello di Palermo assolve con formula piena Contrada. I sostituti procuratori generali avevano chiesto undici anni di carcere, uno in più rispetto alla condanna di primo grado. Dopo dieci ore di camera di consiglio portano i giudici d'appello respingono la richiesta ed assolvono l'imputato. La Procura di Palermo presenta ricorso in Cassazione.Ma il 12 dicembre 2002 la Corte di Cassazione annulla l'assoluzione ordinando un nuovo processo d'appello.
Il 26 febbraio 2006 la Corte d'Appello conferma il verdetto di primo grado.
Nel maggio 2007 la conferma anche dalla Cassazione. 
 


Ok di Mastella. Napolitano gli aveva girato la pratica dopo aver sentito il tribunale di sorveglianza


ROMA – Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha «girato» al ministro della Giustizia, Clemente Mastella, la lettera con cui l'avvocato Giuseppe Lipera gli chiedeva un'intercessione per Bruno Contrada, l'ex numero due del Siste, detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Lo riferisce l'agenzia di stampa Ansa, citando fonti del Quirinale. L'avvocato aveva scritto al capo dello Stato su sollecitazione della moglie di Contrada, Adriana, preoccupata per le condizioni di salute del marito. E a stretto giro di protocollo, il ministero della Giustizia ha fatto sapere di avere avviato le procedure di rito.

 LA PAROLA A MASTELLA – Napolitano, in particolare, aveva acquisito notizie dal Ministero della Giustizia sullo stato del procedimento per il differimento della esecuzione della pena pendente dinanzi al Tribunale di sorveglianza di Napoli. E in seguito ha chiesto al Presidente del Tribunale di sorveglianza di Napoli di valutare l'opportunità di anticipare la data dell'udienza di trattazione del procedimento. Ha poi trasmesso la «implorazione-supplica» inviatagli dall'avv. Lipera al Ministero della Giustizia cui spetta svolgere le attività istruttorie previste dall'art. 681 del Codice di procedura penale in materia di concessione delle grazie. Attività che, appunto, è già stata incardinata.L'APPELLO – «Bruno ha il diabete all'ultimo stadio. In carcere rischia la vita» aveva evidenziato tra l'altro ìAdriana Contrada. La donna aveva sottolineato la gravità delle condizioni di salute del marito spiegando che la detenzione le starebbe aggravando, «considerando che in carcere dovrebbe seguire una dieta adeguata, che non gli è stata ancora somministrata». «Per questo non mangia – aveva aggiunto -, non di certo per una qualche istinto suicida».   


Grazia a Contrada: le reazioni

 Rita Borsellino: «Grazia a Contrada? Grave»La sorella del giudice ucciso dalla mafia: «Pietà umana, ma lui fu condannato per aver tradito lo Stato»


«HA TRADITO LO STATO» – «Ritengo questa ipotesi estremamente grave – dice Borsellino -. Contrada è stato condannato per reati commessi tradendo la sua funzione di servitore dello Stato, quello stesso Stato per cui Giovanni, Paolo e tanti altri rappresentati delle istituzioni hanno consapevolmente dato la vita». Rita Borsellino aggiunge: «Comprendo i sentimenti di pietà che si possono avere nei confronti di un uomo nelle condizioni di Contrada, ma la sua vicenda giudiziaria ha sempre lasciato l'alea del dubbio sul fatto che il dirigente del Sisde abbia detto fino in fondo ciò che sapeva sulle complicità di parte delle istituzioni con l'organizzazione mafiosa».
«LO STATO DISTINGUA» –
Per la Borsellino «coloro che si accingono a decidere devono sapere che questo dubbio si riaccenderà anche sul loro operato». «Uno Stato deve sapere distinguere e ricordare – conclude – altrimenti il rischio, dirompente per un Paese democratico fondato sulla giustizia, è che domani possa apparire legittima e dovuta anche la grazia ai boss mafiosi. La mia richiesta al Capo dello Stato è da sorella di Paolo ma anche da parlamentare e da cittadina italiana».
 

ELISABETTA CAPONNETTO: «MESSAGGIO DELETERIO» –


 «Il messaggio che verrebbe mandato al Paese nella lotta contro la mafia sarebbe a mio modesto avviso deleterio in quanto farebbe apparire lo Stato debole soprattutto nel non difendere la memoria di coloro che per servirlo sono stati uccisi» ha fatto sapere con una nota Elisabetta Caponnetto, presidente della Fondazione intitolata ad Antonino Caponnetto (fondatore del pool antimafia di Palermo). «Tale atto di clemenza vanificherebbe il loro impegno, la loro onestà. Tale atto di clemenza renderà sempre più difficile educare alla legalità ed al senso dello stato gli studenti delle scuole italiane che regolarmente incontro».

ROSANNA SCOPELLITI : «HA TRADITO SUA FUNZIONE»Anche Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato calabrese ucciso dalla mafia nel 1991 e primo titolare della pubblica accusa in Cassazione del maxi-processo a Cosa Nostra, dice no alla grazia a Bruno Contrada. «Vabbè che a Natale siamo tutti più buoni – dice Rosanna Scopelliti – ma non dimentichiamo, e noi familiari di vittime della mafia non lo dimentichiamo, che Contrada è stato condannato per gravi reati commessi tradendo la sua funzione di servitore dello Stato, quello stesso Stato per il quale mio padre ed altri magistrati e uomini delle istituzioni hanno pagato con la vita». «La pietà umana nei confronti dello stato di salute di Contrada – afferma ancora la figlia di Scopelliti – deve sapersi coniugare con la certezza dell'espiazione della pena, visto che in questo Paese la sola certezza della pena, tra un indulto, una prescrizione ed un patteggiamento, non è garantita appieno. Confido nel buon senso del Capo dello Stato».  

 
Propongo uno scambio al ceppalonico:

 Vallanzasca al posto di Contrada. Vallanzasca almeno non era pagato da noi per delinquere nei servizi segreti e si è sempre esposto in prima persona.

Caso Contrada, Quirinale: il presidente sa cosa faremercoledì, 26 dicembre 2007 4.12 ROMA (Reuters) – Dopo gli appelli in merito al "caso Contrada" e le critiche all'avvio della procedura per la grazia, il Quirinale, chiamato in causa, sottolinea in una nota che il capo dello Stato Giorgio Napolitano sa come comportarsi in simili circostanze."Il Presidente della Repubblica ha ben presente, di fronte a qualsiasi domanda di grazia, tutte le ragioni da prendere in considerazione, quanto stabilito dalla Corte Costituzionale e le procedure da rispettare", dice una nota diffusa dal Quirinale."Qualsiasi provvedimento in materia di differimento della pena, basato sulla gravità delle condizioni di salute dei condannati che stiano scontandola in carcere, è – com'è noto – di esclusiva competenza della Magistratura di sorveglianza", prosegue la nota.