Il messaggio antimafia conquista i cinquemila del Festival

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Il messaggio antimafia conquista i cinquemila del Festival
 
  Sull’onda dei fatti di Duisburg, certamente non attesi quando si fece la programmazione annuale, è stata una gradita sorpresa scoprire che la penultima serata del Roccella Jazz Festival sia stata dedicata interamente al messaggio antimafia.

Un messaggio forte, recitato e cantato sull’onda dell’emozione e della maestria da artisti che senza dubbio hanno stupito e conquistato per il loro saper parlare di ripudio della criminalità e lotta alla mafia, oltre le righe, toccando le corde più sensibili degli spettatori, senza produrre noia, centrando temi seri e pressanti oggi come non mai. Una scelta coraggiosa che poteva anche mettere in secondo piano la musica e l’onda artistica del jazz e che, invece, ha soddisfatto le attese donando al pubblico multicolore dell’arena roccellese insegnamenti e ricordi indelebili, che hanno riportato sul palco per una manciata di minuti chi nel tempo ha combattuto contro la criminalità mafiosa e chi per le queste idee è stato sacrificato. Tra i nomi che hanno riscosso l’applauso diretto e sincero quello di Rocco Gatto, il giovane sindacalista della Cigl, ucciso negli anni ’70 proprio a Gioiosa Jonica. Poco più che ventenne Rocco fu trucidato barbaramente per la sua battaglia contro lo strapotere delle cosche nell’accaparramento dei terreni locridei. Una figura di spicco dell’antimafia, tanto che negli anni la sua tomba è stata più volte oggetto di barbare offese. A lui i giovani artisti “Téte de Bois” hanno dedicato l’intera divertente e variegata kermesse canora della prima serata. Non sono mancati accanto al nome di Rocco quelli ancora più recentemente e tristemente noti come quello del giovane imprenditore sidernese Gianluca Congiusta, ucciso in una calda sera di maggio, oltre due anni fa e divenuto esempio di quanti rifiutano la logica dell’estorsione. Ed ancora l’imprenditore Grasso di Locri, il vice presidente del Consiglio Regionale Franco Fortugno, il giudice Antonino Scopelliti.Un triste elenco di facce e di esempi di vita rianimati durante la divertente e profonda performance di Andrea Rivera, preceduto dall’altrettanto giovane e bravo Beppe Volterelli. Artisti moderni e coraggiosi che parlando semplicemente il linguaggio dei giovani hanno regalato un messaggio forte, di rivolta contro l’acquiescenza. Contro quella che è la caratteristica comune del nostro territorio, il male più grave che rafforza la criminalità organizzata. Un esempio di cultura verità e di educazione alla società civile, che passa lungo la strada del jazz per raggiungere tutti in un’estate resa incandescente da roghi e uccisioni che poco spazio hanno lasciato al relax vacanziero proprio del periodo. Il Roccella Jazz Festival dedicato “Al tempo che farà” ha così superato se stesso, coniugando arte e messaggio sociale, senza venir meno al gusto sottile di chi ama la musica. Del resto il jazz nasce come melodia di protesta e rivolta, la colonna sonora del riscatto di un popolo per secoli in catene. Anche le nostre, quelle che relegano la nostra terra indietro nel tempo e nella civiltà, sono catene, invisibili, ma non per questo meno forti. Sono le catene della paura e dell’omertà che solo con il coraggio della cultura e perché no con la forza della musica si possono, si devono spezzare.(01.09.2007)Alessandra Tuzza