Calabria sempre più terra di truffe

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 Calabria sempre più terra di truffe
 
Sono 45 le persone dalla Guardia di Finanza per aver ricevuto finanziamenti europei dopo aver presentato documenti falsi

PALMI. Sono in tutto quarantacinque le ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palmi, Carlo Alberto Indellicati, nel contesto dell’operazione denominata “Withdrawal”: quindici in carcere e trenta agli arresti domiciliari. Inoltre, l’inchiesta della Procura della Repubblica del tribunale della cittadina reggina ha portato all’emissione di venti misure di obbligo di firma, con presentazione alla polizia giudiziaria e l’esecuzione di numerosi sequestri di beni. I destinatari dei provvedimento sono dirigenti e funzionari regionali, presidenti di cooperative, amministratori e soci di organizzazioni e unioni produttori del settore ortofrutta. Tutti sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata e tentati ai danni dell’Unione Europea, corruzione e falsità in atto pubblico commessi da pubblici ufficiali e da privati. Le indagini che hanno portato all’operazione “Withdrawal” (ritiro dal mercato) riguardano le campagne ortofrutticole comprese tra il 2000 e lo scorso anno. Nel corso del lavoro investigativo è stata accertata l’utilizzazione di documenti fiscali ed amministrativi falsi che gli indagati hanno presentato all’Agenzia per le erogazioni agricole (Ag.E.A.) di Roma ricevendo in cambio finanziamenti per oltre 26 milioni di euro, come contributo per il ritiro dal mercato di prodotti ortofrutticoli o per riconoscimento di programmi operativi. L’attività dei carabinieri del Nucleo antifrodi di Roma, in particolare, ha impedito, per l’anno 2003, l’erogazioni di ulteriori 13 milioni di euro e il deferimento a piede libero alla competente autorità giudiziaria di 544 persone. È stato altresì accertato l’inesistenza di ditte importatrici di succo d’arancia dalla Francia e dalla Spagna da parte di alcune industrie di trasformazioni calabresi. La base dell’organizzazione aveva sede a Rosarno, con ramificazioni in tutta la Calabria. Alcuni degli indagati si attribuivano, attraverso falsi contratti di affitto o in comodato, dei terreni senza averne titolo e successivamente dichiaravano delle produzioni inesistenti. Nel meccanismo figuravano dei “venditori di IVA” per avallare l’acquisto del frutto o per operazioni commerciali inesistenti per 130 milioni di euro. Siffatta condotta permetteva ad Agros e Produttori Italia di aumentare la percentuale delle specialità di frutta ritirata dal mercato. Ma non è tutto, perché gli ulteriori passaggi prevedevano falsa documentazione relativa al trasporto presso il centro di ritiro di Laureana di Borrello. L’indagine ha visto impegnata anche la Guardia di Finanza con i comandi provinciali di Reggio Calabria e Catanzaro. Il lavoro delle forze di polizia è stato coordinato dal procuratore capo Vincenzo Lombardo e dai sostituti Francesco Tedesco e Valeria Cerulli.

Da Il Giornale di Calabria