La rabbia di un carabiniere del reparto “Cacciatori”

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La rabbia di un carabiniere del reparto “Cacciatori”

  “Mezzi scassati e mimetiche acquistate da noi”

A caccia di mafiosi in Aspromonte ma per non più di due ore al giorno…


“Abbiamo le mani legate da un bilancio da far quadrare.
E i delinquenti se la ridono”


“Minchia signor tenente”.

 Era efficace quel semplice rap che evocava rabbia pasoliniana: e sotto la consolante nenia di una canzonetta si celava tutto un mondo.Quello di chi serve lo stato in silenzio,malpagato e sovente deriso,a rischio della vita e senza neppure la consolante facoltà,in un paese dallo strillo facile,di levare una voce di protesta.

 

Sensazioni e malinconie che ritroviamo intatte in una lettera. Anonima,di quelle che cento volte su cento finiscono nel cestino,ma troppo bella e troppo vera per meritare questo destino.
Eccola tale e quale è giunta in redazione.

 

“Sono un carabiniere che fa parte di un reparto “ex speciale”chiamato “Cacciatori”.Questo nome chissà quante volte l’avrai scritto nelle tue pagine,elogiando ed apprezzando il “basco rosso”,descrivendo servizi di alto rischio ed innumerevoli sacrifici di uomini che,grazie ai loro sforzi,riuscivano a catturare pericolosi latitanti assicurandoli alla giustizia e rendendo la serenità alla povera gente.

 Ora,caro Giornale,prova a cercare negli ultimi mesi questa parola”Cacciatori” all’interno dei tuoi articoli e nei tuoi titoli di prima pagina.Nulla vero?E sai perché?”Ex- speciali”

Forse sono io,insieme ai miei colleghi,ad aver buttato la spugna per colpa di un Governo che non ti dice bravo e ti aumenta di 4 €uro lordi lo stipendio,oppure sono i mezzi scassati e non idonei ad affrontare zone impervie come l’Aspromonte,a farti passare la voglia di indossare la mimetica la mattina e camminare nel bosco con il rischio di farti sparare addosso (cosa già successa,tra l’altro),o magari sono i materiali e l’equipaggiamento che dopo aver pagato un occhio della testa con il proprio danaro, perché quell’amministrativo non c’è,si ha paura di danneggiarlo con il rischio di dover tornare in negozio il giorno dopo.

Caro amico della verità,non è così.

Abbiamo ancora tanta voglia di fare,di lavorare indipendentemente dai mezzi,dai materiali ed anche dai soldi.

Purtroppo però, ormai questo non è  possibile.

Come ben immaginerai,per stare dietro ad un “lupo”che si nasconde in una tana,non puoi farlo solo per due ore al giorno ma devi essere consapevole che le prossime 48 ore le trascorrerai fermo ed in silenzio a guardare quella casa,quel rifugio,sperando che con un po’ di fortuna riesci a notare quella sfumatura che ti porta alla meta finale.Ed infatti è così che negli ultimi anni sono stati arrestati i più pericolosi latitanti.

Da quest’anno però questo non si può più fare e sai perché? Semplice,non ci sono i soldi.Proprio così:I nostri comandanti non  ci chiedono cosa abbiamo visto o chi abbiamo arrestato,ma pretendono di evitare di stare sul terreno più delle ore previste dal contratto,altrimenti si rischia di uscire fuori dal bilancio previsto.Può sembrare un’utopia eppure è così.

C’è gente che soffre,che è costretta a subire umiliazioni da delinquenti che non hanno nulla da perdere e noi abbiamo le mani legate da un bilancio da rispettare.

Da rispettare?

Quando mi sono arruolato l’ho fatto perché credevo di difendere chi aveva più bisogno di me e non per fare il ragioniere all’interno di una istituzione che cerca di far quadrare i conti.

Tramite Te son sicuro di arrivare all’orecchio di quella gente dimenticata da uno Stato egoista e prepotente,che si nasconde dietro una macchina blu o una divisa con tante stelle,promettendo illusioni,con la speranza che i loro lamenti insieme a queste poche righe possano far cambiare le cose.

Cosa può augurare il “caro giornale” ad un anonimo Carabiniere che ha la sola colpa di non volersi rassegnare?Innanzitutto che anonimo resti,e che nessun superiore zelante  possa individuarlo,e magari punirlo.Poi,che continui,nonostante tutto a fare il suo dovere,onorando la divisa che porta.Infine, e qui sta il difficile,gli auguriamo di non perdere la speranza.Tutto il resto abbandoniamo al limbo livido delle parole sussurrate e non urlate,messaggio quasi certamente inutile nel vuoto assoluto di una bottiglia di plastica,scagliata da una mano stanca in un mare di indifferenza.
Minchia, signor tenente.
scritto da Giuseppe Tumino
per la Gazzetta del Sud di venerdì 20 aprile 

 il P.S. di ucceo goretti Dopo aver letto questo amaro sfogo, credo che non scriverò più Stato ma… stato