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Audizioni davanti la Commissione antimafia. Stampa E-mail
Scritto da ucceo goretti   
Thursday 06 December 2007

 Audizioni davanti la Commissione antimafia.

‘Ndrangheta, c’è molto da fare

 

Ribadita la forza criminale della organizzazione calabrese

ROMA. “La cattura dei latitanti, in Calabria, è un problema drammatico: quasi quotidianamente si ha notizia di latitanti di mafia arrestati, mentre in questa regione permane uno zoccolo duro di grandi ricercati, decisamente preoccupante, per numero e per qualità”. A lanciare l’allarme, davanti alla Commissione antimafia, è Vincenzo Macrì, magistrato della Direzione nazionale antimafia.

 

“Un esempio? Pasquale Condello - incalza Macrì -, il più importante: tutti sanno che non si è allontanato dalla zona che controlla, eppure ci sono grosse difficoltà a localizzarlo. Il numero di latitanti nella provincia di Reggio Calabria supera il centinaio, c’è un problema di risorse da dedicare a questo fronte”. Il livello di infiltrazione è “alto, basti pensare che dalle ordinanze di custodia cautelare contro membri della cosca Giuffrè di Seminara emerge che essa aveva un controllo totale dell’amministrazione comunale, stabiliva alternanze di candidati, arrivava addirittura a stimare con precisione i voti che avrebbe avuto una determinata lista (1700 contro gli effettivi 1708, ndr). Mentre dalle indagini sui lavori di ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria è risultato che Piromalli è arrivato a tracciare una variante, poi effettivamente realizzata perché migliore di quella pensata dai progettisti”. “Qual è il segreto di famiglie tanto longeve - chiede il magistrato della Dna -, i Piromalli, i De Stefano, i Mammoliti, i Morabito? Sono gruppi che non vivono occasionalmente, ma hanno una struttura che sopravvive nel tempo, sono interlocutori istituzionali, quasi imprescindibili, del potere: possono anche incassare condanne, ma importa relativamente se continuano ad essere consultati ad ogni consultazione elettorale e a fornire servizi in regime di monopolio”. Di fatto, “la loro sopravvivenza è garantita da uno Stato che da un lato si presenta come repressore e dall’altro come interlocutore. Del resto, tutta la storia della mafia in fondo è una storia di dialogo”. Quanto al rapporto tra mafia e politica, denuncia Macrì, “c’è una stasi delle indagini: c’è una sola sentenza passata in giudicato su un politico di rilevanza nazionale, originario della provincia di Reggio, mentre altri processi si sono conclusi con sentenze di assoluzione”.

***

    ROMA. La ‘ndrangheta continua ad avere una posizione di assoluto rilievo nel traffico di cocaina, “ma non sempre a gestirlo direttamente sono membri dell’organizzazione: dopo le condanne degli anni 90, e come se l’attività fosse stata data in outsourcing”. Lo ha affermato Alberto Cisterna, magistrato della Direzione nazionale antimafia, nella audizione davanti alla Commissione antimafia. “I boss - ha spiegato Cisterna - hanno i canali di riferimento e conoscono le rotte, ma utilizzano altri calabresi, non appartenenti all’organizzazione ma accreditati dal suo “logo”. Potremmo arrestarne 5 mila e non diminuire di un grado la pressione effettivamente esercitata sul territorio”. Il quadro disegnato dal magistrato è tutt’altro che incoraggiante: “niente collaboratori di giustizia, le tracce di pagamento che emergono dalle intercettazioni sono labilissime, le cosche sono 155, solo 15 delle quali subiscono procedimenti nell’arco dell’anno. Per arrivare a conoscere tutti gli appartenenti ci vorrebbero almeno 10 anni: la frammentazione dell’organizzazione è un ostacolo, un conto è mettere le mani su Lo Piccolo, che significa dare un colpo forte al vertice di Cosa nostra, un conto è arrestare Piromalli o Condello, che sono solo due dei 155 capi. Meglio allora concentrare gli sforzi sulle 15 cosche maggiori”. “A Reggio Calabria - ha ricordato ancora Cisterna - in corte d’appello ci sono 22 maxiprocessi alla criminalità organizzata, con decine e decine di condannati in primo grado e solo 5 giudici per celebrarli: se si completeranno i collegi con giudici giovani si rischierà di affidare a questi ultimi un lavoro estremamente delicato, che richiederebbe esperienza”.

***

  Sulla stessa lunghezza d’onda, il collega della Dna, Emilio Ledonne: “in Calabria - ha detto - è sbagliato dire che la mafia è collusa con l’amministrazione, la mafia è l’amministrazione. E bisogna fare i conti con una popolazione rassegnata all’oppressione della criminalità organizzata, e che essendo priva di garanzie fondamentali da parte dello Stato si sposta sull’altro fronte”.

Ultimo aggiornamento ( Thursday 06 December 2007 )
 
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