‘Ndrangheta, blitz contro cosca Bellocco: arrestato sindaco e fermato vice sindaco

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Al primo cittadino di San Ferdinando (Reggio Calabria) la Dda contesta il concorso esterno. Fermati anche il vice sindaco Santo Celi, espressione di una lista civica, ed un consigliere comunale di minoranza, Giovanni Pantano, tra i fondatori del meet up del Movimento 5 Stelle locale. I parlamentari 5Stelle: “Non è mai stato un rappresentante istituzionale”

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Il sindaco di San Ferdinando Domenico Madafferi

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 14 ottobre 2014

“Devo aggiungere con rammarico che in passato a San Ferdinando, mentre si svolgevano manifestazioni pubbliche per la legalità, contemporaneamente si favorivano le aspirazioni della criminalità organizzata di quel territorio”.

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Locri (RC): Il Sindaco Calabrese appoggia Callipo “qualcuno parlerà di tradimento e di accordi trasversali”

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Si è tenuto questa mattina presso il Palazzo di Città un incontro tra l’Amministrazione Comunale di Locri e Gianluca Callipo, su volontà dello stesso Sindaco di Pizzo Calabro (VV), per conoscere a fondo e in maniera diretta le reali difficoltà di questo territorio, nonché le problematiche messe in luce da parte degli amministratori locresi in questi ultimi mesi.

Un incontro di cortesia ma anche di apertura da parte dell’Amministrazione Comunale locrese verso un reale miglioramento e ripresa da parte di questo territorio, che guarda con attenzione ed interesse al progetto di cambiamento e di rinnovamento portato avanti da Gianluca Callipo, sullo stesso operato di cambiamento che il Sindaco di Locri ha promesso alla Città e che sta portando avanti da oltre un anno. Leggi il resto

Omicidio Congiusta-Costa: Ho collaborato per evitare una faida

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Le contraddizioni del pentito in aula: ” Se questa scelta l’avesse fatta mio fratello Tommaso sarebbe scoppiata una guerra”. Troppi i “non ricordo” pronunciati ieri

di Angela Panzera

«Ho collaborato perché si era sparsa la voce che mio fratello Tommaso voleva pentirsi e molti in carcere mi guardavano male, ho avuto paura; ho deciso di pentirmi io per evitare che scoppiasse un faida».

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Processo Congiusta bis, la versione di Costa

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Il processo è tornato in Appello per decisione della Cassazione, dopo che la Corte d’assise tanto in primo grado come in appello aveva identificato nel fratello del pentito il mandante dell’omicidio.

 

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REGGIO CALABRIA Nuova udienza per il processo d’appello bis per l’omicidio di Gianluca Congiusta, il procedimento che aveva identificato nel boss Tommaso Costa il mandante dell’omicidio del giovane imprenditore sidernese, ma che la Cassazione ha rinviato all’esame di una nuova Corte d’assise d’appello.

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Maxi sequestro alla ‘ndrangheta in Emilia, toccato il feudo dei Grande Aracri a Brescello

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Solo qualche giorno fa, suscitando polemiche, il sindaco del paese emiliano aveva definito il boss una persona “gentile ed educata”. Ora ai beni del suo clan sono stati messi i sigilli: si va dai terreni agli immobili

di Giovanni Tizian

 

Maxi sequestro alla 'ndrangheta in Emilia, toccato il feudo dei Grande Aracri a Brescello

Maxi sequestro alla ‘ndrangheta emiliana. Cinque milioni di euro sottratti al clan Grande Aracri, che da Cutro ha delocalizzato i propri affari nelle ricche province di Reggio Emilia, Parma e Modena.

La Direzione investigativa di Firenze ha messo i sigilli a quaranta beni: terreni, immobili, società, aziende e automezzi per l’edilizia riconducibili ai fratelli Sarcone e dislocati tra Reggio, Perugia e Crotone.Secondo gli gli investigatori sarebbero loro i referenti emiliani del boss Nicolino Grande Aracri detto “Manuzza” e per conto della ‘ndrina controllerebbero diverse attività sparse lungo la via Emilia.

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Processo congiusta-In aula i poliziotti escludono il movente passionale e l’usura

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di Angela Panzera -

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Il prossimo 29 ottobre la Corte ha disposto la testimonianza del boss Peppe Costa e del nipote
“ Svolti tutti gli accertamenti per un eventuale attività usuraria.
Gianluca era un imprenditore ed è normale che  nella sua auto, a fine serata, avesse l’incasso e gli assegni relativi alla sua attività.
Non ci dimentichiamo infatti che i Congiusta sono egli imprenditori storici; il negozio della madre di abiti da sposa è uno fra i già rinomati no solo della Locride,ma di tutta la provincia reggina.
Abbiamo interrogato i proprietari degli assegni, abbiamo fatto verifiche in banca, ma non è emerso nulla”.

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«Il pentito Costa non raccontò tutta la verità»

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Al processo Congiusta il collaboratore Curato conferma la confidenza del boss

Il teste della Polizia: «Assegni della vittima regolari, scartata la pista dell’usura»

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Giuseppe e Tommaso Costa

Di Pasquale Violi

REGGIO CALABRIA – «Giuseppe Costa mi confidò di non avere riferito in aula di un omicidio commesso dal fratello Tommaso». Conferma tutto il pentito Vincenzo Curato e lo fa nell’udienza reggina del processo d’appello bis per l’omicidio dell’imprenditore di Siderno Gianluca Congiusta. Il collaboratore di giustizia, rispondendo alle domande dell’accusa e della difesa, ha ribadito quanto già verbalizzato diversi mesi fa davanti ai magistrati della Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ovvero che il boss Giuseppe Costa, anch’egli pentito, gli avrebbe confidato di non avere raccontato tutta la verità durante l’udienza di un processo a Locri in cui era collegato in videoconferenza.

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